La figura dell’angelo nelle culture e nell’arte – (dicembre 2025)
Nelle varie culture, gli angeli sono esseri spirituali, messaggeri divini, guide protettive e simboli di forze celesti o divine, spesso visti come intermediari tra l’uomo e Dio, custodi della fede e, in alcune tradizioni, figure che intervengono per proteggere e guidare le anime attraverso la vita e dopo la morte. A loro sono attribuite varie funzioni: sono messaggeri divini, intermediari tra il divino e l’umano, protezione e guida, servitori di Dio, custodi del cosmo.
Nel cattolicesimo sono una figura fondamentale, con un ruolo cruciale nella Natività, fungendo da messaggeri divini che annunciano agli umili pastori la nascita di Gesù, sottolineando il significato spirituale dell’evento.
Gian Lorenzo Bernini scolpiva angeli soprattutto perché erano un soggetto ideale per il suo stile barocco, che mirava a creare un forte impatto emotivo e drammatico attraverso la scultura. Le sue opere angiolesche sono dinamiche ed espressive, simbolo di una grazia e una delicatezza che pur lontane dalla compostezza rinascimentale assumono una leggerezza che non sempre si riscontra nelle opere barocche.
Presentiamo, all’interno di un raro espositore neorinascimentale, alcune testine d’angelo (cherubini o serafini), che i nostri studi attribuiscono alla bottega marchigiana dei Giosafatti (principalmente Giuseppe e Lazzaro), attiva tra la seconda metà del XVII e la fine del XVIII secolo. Lazzaro, in particolare, fu inviato a Roma per specializzarsi in campo scultoreo presso lo studio di Camillo Rusconi. Quest’ultimo, influenzato dagli insegnamenti di Gian Lorenzo Bernini e di Ercole Ferrata, viene comunemente considerato una delle personalità maggiori della prima metà del XVIII secolo. Lazzaro poté così imparare dalle frequentazioni rusconiane la maniera del bel composto berniniano. Tornato nelle Marche, trasformò la bottega familiare in un centro di eccellenza capace di competere con i grandi cantieri romani e anche in una vera e propria scuola che influenzò l’architettura e la scultura regionali per oltre un secolo. Tra le opere di Lazzaro si enumera la trasformazione del duomo di Teramo (1739), attualmente non leggibile a causa di sconsiderati restauri di ripristino, dai quali è rimasto immune il solo cappellone di S. Berardo. Ad Ascoli Piceno lavorò anche per diversi committenti minori non ancora del tutto identificati; tuttavia, alcune testimonianze tardo settecentesche e un’attenta analisi stilistica, consentono di identificare in alcuni edifici cittadini, portali, modanature, mensole, timpani spezzati attribuibili alla bottega Giosafatti.



