Costantino Di Renzo

Definire Costantino Di Renzo artista iperrealista appare riduttivo perché non tiene conto della ricerca, dell’evoluzione della sua filosofia artistica; soprattutto spazzerebbe via un percepito irridente, provocatorio, culturalmente elevato che le sue opere trasmettono a chi le osserva, a chi le studia, a chi le vive ogni giorno. Siamo di fronte ad un’evoluzione artistica aperta ad una sorta di “realismo concettuale” che interpreta maniacalmente i paradossi della quotidianità con una completezza di argomentazioni nascoste nei dettagli, che diventano testimonianza dell’impossibilità dell’uomo di progettare uno spazio e un tempo liberi da condizionamenti e prescrizioni, cadendo, anzi, nel tranello dell’omologazione, che tende a rendere solo teorici concetti – come quello di libertà – che invece sembrerebbero conquistati definitivamente perché condizionati dall’apparente stato di benessere. L’artista traduce, con grande maestria pittorica, i paradossi della condizione umana in immagine fotografica, regalandoci fotogrammi capaci di raccontare intere storie di vita.

Leggi la biografia

Inizia la sua attività nel 1966 frequentando l’Accademia di Belle arti di Roma. Già dai primi anni della sua professione di pittore, elabora una attenta ricerca sull’arte del passato; in particolare sulla pittura dell’olandese Vermeer,    elaborandone le immagini in una analisi concettuale . Nel 1974, aderisce al movimento iperrealista, esponendo i suoi lavori presso la Galleria Margutta a Pescara(1976), la Galleria Il Modulo a Salerno(1977).

Nel 1978 si reca negli Stati Uniti per approfondire la tecnica dell’iperrealismo e frequenta gli studi degli artisti Richard Estes, Don Eddy e Chuk Close. Entra in contatto con la    Borghi Gallery di New York, dove espone nel 1979 una serie di lavori dal titolo: “New York: Sphinx of cement, alluminium and mirrors”. I critici militanti si occupano di lui: Duilio Morosini, Marcello Venturoli, Giuseppe Marchiori ed altri scrivono sulla sua pittura, Nel 1975 e nel 1978 partecipa al XXIX e XXXII “Premio F.P. Michetti”. Dal 1980 si dedica alla scultura, esponendo i lavori nel 1982, presso la galleria Cesare Manzo a Pescara e la galleria Centro sei di Bari. Le sculture che esegue, sono figure velate, realizzate in vetroresina, figure che invadono lo spazio espositivo in una sorta di installazione. Nel 1982, partecipa, con tre grandi sculture alla Fiera Internazionale di Bari, tra gli artisti invitati nello “spazio giovani” Altre opere scultoree vengono esposte alla Fiera Internazionale di Bologna e nel 1983 alla Fiera Internazionale di Basilea. Nel periodo 1980-1984, l’artista è inoltre impegnato nella scenografia teatrale, collaborando con la compagnia teatrale Cooperativa Alta nell’allestimento scenografico di “Sogno di una notte di mezz’estate” di Shakespeare; in “Lazzarina tra i coltelli“ di Rosso di San Secondo, “La Moscheta “ di Ruzante e con lo stabile di Reggio Calabria in “Socrate alla guerra” di Mario Moretti. Il 1985, segna il ritorno alla pittura e invitato dall’artista Australiana Nora Heysen, si reca a Sidney e in un anno di permanenza, esegue una serie di lavori sulle quattro stagioni. Le opere, prendono una nuova fisionomia. Forse influenzato dalla fantastica, quasi irreale natura australiana, l’artista esegue dodici quadri sui mesi dell’anno e un’opera gigantesca di 3 metri per 5 che rappresenta le 4 stagioni, opere che espone alla Maori Gallery di Sidney. Tornato in Italia, inizia a dipingere sette grandi tele dedicate alla luna, che espone alla Galleria Fraticelli, a Roma nel 1989, entrando così in contatto con gli artisti della pittura ipermanierista. La pittura citazionale, lo affascina; in un certo senso è un ripercorrere il suo passato, quando, partendo da Vermeer ne concettualizzava le opere. Cambia la tematica, pian piano si accosta alla mitologia Greco-romana, ma non con la volontà di eseguire una sorta di illustrazione delle vicende degli dei ed eroi del passato, ma partendo dagli stessi, inventa storie nuove e fantastiche, non codificate dalla letteratura classica. Sempre nel 1989, partecipa alla Fiera internazionale di Roma. La sua pittura si fa tersa, pulita, maniacale.

Nel 1992, a seguito dell’interessamento della Sakamoto Gallery di Osaka, viene inaugurata una importante mostra in Giappone, dove espone 36 opere di grande formato. Nello stesso anno, nonostante le lusinghe del mercato, decide di abbandonare la città di Roma, nella quale aveva vissuto e lavorato dal 1986 e dopo aver acquistato una casa in campagna, nei pressi della sua città natale, inizia, in totale isolamento, un approfondito studio sull’Ulisse Omerico, eseguendo una serie di lavori, in una sorta di simbiosi tra pittura e letteratura. Anche in questo caso la sua ricerca non si basa su una semplice illustrazione del viaggio di Ulisse da Troia ad Itaca, ma partendo dalla profezia di Tiresia analizza una attenta analisi sulla ripartenza dell’eroe omerico dalla sua isola, dopo la condanna all’esilio. E’ di questo periodo, l’impegno dell’artista nell’eseguire grandi opere e cicli pittorici per collezioni pubbliche e private. I lavori di questo decennio vengono esposti nel 2002, in una personale nella “Rolnick House” a Miami. Nel 2003 la sua pittura, seppur legata ancora alla tematica dell’antico mito mediterraneo, si frammenta in geometrie irregolari, arricchendosi di elementi plastici che ne continuano il racconto, oltre la superficie della pittura stessa.   Nel 2005, animato dallo spirito di cimentarsi in altre discipline, scrive quattro racconti: ”Io Cromos”, ”Abisso”, ”Eden” e ”Le porte” e nel 2008 elabora cinque video: “Il canto di Penelope”, ”Odisseo-ultimo atto“, “ Telemaco sogna il ritorno del padre “,”Inferi (Orfeo ed Euridice )“e “Il testamento di Arianna“. Nel 2009 espone quaranta opere di grande formato in una personale dal titolo “Divine metamorfosi”, al castello Carlo V di Lecce, su invito e sotto il patronato della città. Alla fine dello stesso anno, in collaborazione con il Teatro Stabile D’Abruzzo, esegue un video per una rappresentazione teatrale sulla nascita della città dell’Aquila, tratto dalle “Cronache” di Buccio di Ranallo, con riferimenti, non solo alla storia della fondazione, ma anche tratteggiando le vicende dolorose del terremoto, che ha colpito la città del 2009. La mostra di Lecce comunque, decreta la fine del periodo mitologico. L’artista, cambia, stravolge la sua tematica, entrando in una nuova fase. La sua pittura si riveste di attualità; scava nei meandri nascosti della mente, si veste degli abiti del mondo contemporaneo, scava nelle bassezze umane, nella follia, la perversione e le debolezze della società attuale. Piccole storie in chiave metafisica e surreale, riproposte con una vena di profonda ironia. Esegue contemporaneamente un video dal titolo Pratica-Mente-Nessuno. Nel 2011 espone presso la Primo piano Gallery di Lecce su invito della gallerista Dores Sacquegna, in una collettiva sul fantastico immaginario. Nel 2012 espone in una mostra personale alla Unigallery a Milano. Nel 2017 allestisce una personale al Palazzo Aurum a Pescara dal titolo: “Pratica-Mente …e ho detto tutto “Nel 2019 espone la serie dei suoi lavori “Pratica-Mente…e ho detto tutto al Museolaboratorio di Città Sant’Angelo. Nel 2020 viene invitato ad esporre in una collettiva al Museo PAM di Caserta. Nel 2022 viene invitato dal presidente della Scuola di medicina di Salerno ad esporre presso il Conservatorio di Santa Sofia a Montecorvino Rovella (SA)

Nel 1978 si reca negli Stati Uniti per approfondire la tecnica dell’iperrealismo e frequenta gli studi degli artisti Richard Estes, Don Eddy e Chuk Close. Entra in contatto con la    Borghi Gallery di New York, dove espone nel 1979 una serie di lavori dal titolo: “New York: Sphinx of cement, alluminium and mirrors”. I critici militanti si occupano di lui: Duilio Morosini, Marcello Venturoli, Giuseppe Marchiori ed altri scrivono sulla sua pittura, Nel 1975 e nel 1978 partecipa al XXIX e XXXII “Premio F.P. Michetti”. Dal 1980 si dedica alla scultura, esponendo i lavori nel 1982, presso la galleria Cesare Manzo a Pescara e la galleria Centro sei di Bari. Le sculture che esegue, sono figure velate, realizzate in vetroresina, figure che invadono lo spazio espositivo in una sorta di installazione. Nel 1982, partecipa, con tre grandi sculture alla Fiera Internazionale di Bari, tra gli artisti invitati nello “spazio giovani” Altre opere scultoree vengono esposte alla Fiera Internazionale di Bologna e nel 1983 alla Fiera Internazionale di Basilea. Nel periodo 1980-1984, l’artista è inoltre impegnato nella scenografia teatrale, collaborando con la compagnia teatrale Cooperativa Alta nell’allestimento scenografico di “Sogno di una notte di mezz’estate” di Shakespeare; in “Lazzarina tra i coltelli“ di Rosso di San Secondo, “La Moscheta “ di Ruzante e con lo stabile di Reggio Calabria in “Socrate alla guerra” di Mario Moretti. Il 1985, segna il ritorno alla pittura e invitato dall’artista Australiana Nora Heysen, si reca a Sidney e in un anno di permanenza, esegue una serie di lavori sulle quattro stagioni. Le opere, prendono una nuova fisionomia. Forse influenzato dalla fantastica, quasi irreale natura australiana, l’artista esegue dodici quadri sui mesi dell’anno e un’opera gigantesca di 3 metri per 5 che rappresenta le 4 stagioni, opere che espone alla Maori Gallery di Sidney. Tornato in Italia, inizia a dipingere sette grandi tele dedicate alla luna, che espone alla Galleria Fraticelli, a Roma nel 1989, entrando così in contatto con gli artisti della pittura ipermanierista. La pittura citazionale, lo affascina; in un certo senso è un ripercorrere il suo passato, quando, partendo da Vermeer ne concettualizzava le opere. Cambia la tematica, pian piano si accosta alla mitologia Greco-romana, ma non con la volontà di eseguire una sorta di illustrazione delle vicende degli dei ed eroi del passato, ma partendo dagli stessi, inventa storie nuove e fantastiche, non codificate dalla letteratura classica. Sempre nel 1989, partecipa alla Fiera internazionale di Roma. La sua pittura si fa tersa, pulita, maniacale.

Nel 1992, a seguito dell’interessamento della Sakamoto Gallery di Osaka, viene inaugurata una importante mostra in Giappone, dove espone 36 opere di grande formato. Nello stesso anno, nonostante le lusinghe del mercato, decide di abbandonare la città di Roma, nella quale aveva vissuto e lavorato dal 1986 e dopo aver acquistato una casa in campagna, nei pressi della sua città natale, inizia, in totale isolamento, un approfondito studio sull’Ulisse Omerico, eseguendo una serie di lavori, in una sorta di simbiosi tra pittura e letteratura. Anche in questo caso la sua ricerca non si basa su una semplice illustrazione del viaggio di Ulisse da Troia ad Itaca, ma partendo dalla profezia di Tiresia analizza una attenta analisi sulla ripartenza dell’eroe omerico dalla sua isola, dopo la condanna all’esilio. E’ di questo periodo, l’impegno dell’artista nell’eseguire grandi opere e cicli pittorici per collezioni pubbliche e private. I lavori di questo decennio vengono esposti nel 2002, in una personale nella “Rolnick House” a Miami. Nel 2003 la sua pittura, seppur legata ancora alla tematica dell’antico mito mediterraneo, si frammenta in geometrie irregolari, arricchendosi di elementi plastici che ne continuano il racconto, oltre la superficie della pittura stessa.   Nel 2005, animato dallo spirito di cimentarsi in altre discipline, scrive quattro racconti: ”Io Cromos”, ”Abisso”, ”Eden” e ”Le porte” e nel 2008 elabora cinque video: “Il canto di Penelope”, ”Odisseo-ultimo atto“, “ Telemaco sogna il ritorno del padre “,”Inferi (Orfeo ed Euridice )“e “Il testamento di Arianna“. Nel 2009 espone quaranta opere di grande formato in una personale dal titolo “Divine metamorfosi”, al castello Carlo V di Lecce, su invito e sotto il patronato della città. Alla fine dello stesso anno, in collaborazione con il Teatro Stabile D’Abruzzo, esegue un video per una rappresentazione teatrale sulla nascita della città dell’Aquila, tratto dalle “Cronache” di Buccio di Ranallo, con riferimenti, non solo alla storia della fondazione, ma anche tratteggiando le vicende dolorose del terremoto, che ha colpito la città del 2009. La mostra di Lecce comunque, decreta la fine del periodo mitologico. L’artista, cambia, stravolge la sua tematica, entrando in una nuova fase. La sua pittura si riveste di attualità; scava nei meandri nascosti della mente, si veste degli abiti del mondo contemporaneo, scava nelle bassezze umane, nella follia, la perversione e le debolezze della società attuale. Piccole storie in chiave metafisica e surreale, riproposte con una vena di profonda ironia. Esegue contemporaneamente un video dal titolo Pratica-Mente-Nessuno. Nel 2011 espone presso la Primo piano Gallery di Lecce su invito della gallerista Dores Sacquegna, in una collettiva sul fantastico immaginario. Nel 2012 espone in una mostra personale alla Unigallery a Milano. Nel 2017 allestisce una personale al Palazzo Aurum a Pescara dal titolo: “Pratica-Mente …e ho detto tutto “Nel 2019 espone la serie dei suoi lavori “Pratica-Mente…e ho detto tutto al Museolaboratorio di Città Sant’Angelo. Nel 2020 viene invitato ad esporre in una collettiva al Museo PAM di Caserta. Nel 2022 viene invitato dal presidente della Scuola di medicina di Salerno ad esporre presso il Conservatorio di Santa Sofia a Montecorvino Rovella (SA)