Aldo Laurenti
La continua ricerca artistica che ha caratterizzato il percorso di Aldo Laurenti è resa ancor più affascinante dal sapiente uso delle forme, pensate per rendere con immediatezza – pur nel perimetro privo di vincoli artistici ed interpretativi della visione filosofica dell’arte astratta – l’idea, elevata a paradigma, di una società che perde pezzi, dove ad un continuo progresso si affianca sistematicamente un inevitabile regresso, dove le apparenti conquiste lasciano qualcosa sul campo di battaglia, dove la violenza non è più marginalizzata ma contestualizzata nella quotidianità urbana. Il vuoto, la frattura, la deformazione meccanica non sono solo ulteriore spazio di ricerca artistica ma soprattutto vero “pugno nello stomaco” al Potere al servizio di sé stesso. Questo taglio sociale impresso dall’autore alle sue opere di pittura e scultura storicizzano in maniera indelebile un’epoca storica in tutti i sensi fondamentale nella storia dell’uomo.
Nato a Napoli nel 1932, frequenta l’Istituto d’Arte dove ha come insegnante di Storia dell’Arte Vasco Pratolini, il cui insegnamento fu determinante per la sua formazione artistico-culturale (Pratolini a Firenze viveva nella casa paterna, vicina allo studio del grande pittore Ottone Rosai la cui amicizia gli risultò di fondamentale importanza, in quanto proprio grazie a Rosai compì le prime scoperte letterarie).
Nel corso della sua vita ha svolto un’intensa attività didattica come docente di decorazione per la ceramica in numerosi Istituti d’Arte: Lecce, Chieti, Perugia, Deruta. In seguito si è occupato di progettazione per la ceramica negli Istituti d’Arte di Perugia e Vibo Valentia. Ha ricoperto il ruolo di Direttore presso gli Istituti d’Arte di Fermo, Vibo Valentia, San Cataldo (CL), Vasto (CH), Pescara.
È autore di numerose opere di grafica, pittura, scultura, con una rappresentazione informale, astratta, degli elementi concettuali.
Molto interessante in particolare l’accento che l’artista napoletano pone sui concetti di “linea” e di “vuoto”. Rappresenta linee non necessariamente parallele ma che, proprio come queste ultime, tendono a non incontrarsi mai; propone una scansione volumetrica fatta di spazi pieni e vuoti ma sono questi ultimi che gli interessano maggiormente. È del tutto evidente il parallelo che si può cogliere con la società di quegli anni (‘60 – ’70) intrisa di boom economico prima, crisi successiva, con, soprattutto, importanti turbolenze giovanili e studentesche dove si era alla ricerca continua di una individualità – condivisa però nella quotidianità e nei princìpi – che guardasse al presente, senza molta chiarezza per il futuro, anche alla luce delle incertezze internazionali (crisi energetica e guerra del Vietnam in primis).
Ad esempio, nell’opera “Programma ipotetico” del 1972 siamo di fronte ad una rappresentazione uniforme e quasi militaresca della società, in particolare quella parte omologata di individui che, pur con singole differenze, vede la contestazione giovanile solo come problema contingente da risolvere al più presto. L’opera rappresenta una società minuziosamente programmata ed inquadrata da chi detiene il potere ed il controllo.
Questo sperimentare continuo del nostro artista porta, nel nuovo millennio, ad una serie di grandi opere di pittura che analizzano la fragilità degli spazi costruiti e le incertezze legate a precarietà e disuguaglianze. Nella grande opera “Memory black” del 2002, Aldo Laurenti decostruisce il sogno americano crollato qualche mese prima con l’attentato di New York alle Torri Gemelle.
Con l’opera del 2004 “Violenza esterna” Laurenti, presa coscienza delle forme violente che pervadono il tessuto sociale, se ne chiede esplicitamente i motivi e ne descrive plasticamente gli effetti, rendendoli ben visibili sull’opera, che diventa così testata d’angolo marcatamente compromessa e resa inutilizzabile a causa della propria fragilità, scardinando prepotentemente i principi basilari della società, rappresentati dai circuiti di linee interne deformate dall’impatto.
Lavorando sul ricorrente concetto di “vuoto”, Laurenti suddivide lo spazio, il volume, in pieno e vuoto ma è a quest’ultimo cui guarda con attenzione perché anche il vuoto determina una forma naturale che in qualche modo pervade la società e la condiziona. Il concetto di “vuoto” ricorre in tutta la produzione artistica di Aldo Laurenti, lasciando chiaramente intendere che da questi vuoti la società non riuscirà mai a liberarsi: il tempo cambierà forma, spazio, volume ma saranno sempre elemento di condizionamento. Le sue opere hanno funzione di analisi critica sociale e sono ancora attuali oggi. Quella di Aldo Laurenti non è un’arte ancorata al passato ma vivacemente proiettata verso il futuro.
Le sue opere sono presenti in collezioni private e pubbliche.
Muore a Pescara nel 2016.